L’associazione e la presa di coscienza
= English version below =

R.eti è una associazione per la promozione delle relazioni etiche non monogame e contestualmente un laboratorio dove le esperienze di crescita effettuate in comune aiutano i/le partecipanti a comprendere e costruire le proprie realtà.

Per fare esperienza a volte ci vuole molto tempo, solo col tempo abbiamo preso coscienza della presenza di dinamiche manipolatorie, accentratrici e di stampo patriarcale che hanno rischiato di compromettere la libertà ed incondizionabilità dell’Associazione stessa. Dopo lunga, attenta, confrontata e condivisa analisi, condotta con la discrezione e la delicatezza necessarie, l’Associazione ha sentito l’esigenza di porre in primo piano spazi sicuri e confini definiti, senza i quali non può esserci la necessaria agibilità politica e credibilità sociale.

Questa presa di coscienza ha portato ad una lettera, scritta e firmata da 7 donne ed una persona che non si definisce in base al genere, in cui si chiedeva un confronto in assemblea delle organizzatrici e degli organizzatori sui suddetti comportamenti e sulle implicazioni ad essi legate. Alcuni elementi critici portati in assemblea hanno riguardato in maniera specifica un membro dell’associazione.

Le criticità

Durante questo incontro è emerso che tali elementi critici sono stati, nel corso degli anni, osservati e riconosciuti anche da altre persone a vari livelli. Ci riferiamo a comportamenti radicalmente distanti da quanto professato pubblicamente e da quanto sottoscritto nella carta etica dell’associazione. Nello specifico della vita associativa sono state riscontrate dinamiche di controllo, impossibilità di creare un meccanismo di delega che potesse agevolare le attività dell’associazione e ridistribuire le responsabilità, tendenza ad accentrare. Contestualmente sono state anche nominate problematiche riguardanti il privilegio di ruolo che chi organizza ha nei confronti dei partecipanti agli incontri.

Inoltre sono state mosse critiche contro l’idea, sommersa ma dilagante, che un maggior impegno nell’associazione significhi una proprietà dell’associazione stessa, o dei suoi mezzi; contro la tendenza a ricorrere alla categoria dell’etica e al concetto di cura per l’altro per travisamenti strumentali delle discussioni in corso; contro comportamenti innescati da rivalità maschili di stampo patriarcale che, con il semplice scopo di affermare se stessi, hanno tentato attivamente di trascinare in schieramenti anche chi non faceva parte del conflitto.

Il tentativo di dialogo

Con grande rammarico abbiamo riscontrato che le critiche portate da molte persone e a vari livelli riconosciute dall’intera assemblea, non hanno trovato un’intenzione di dialogo dall’altra parte, quanto piuttosto un muro di totale negazione delle evidenze, una mancata volontà di confrontarsi, preferendo piuttosto uscire dall’associazione; nonché una reiterazione dei comportamenti suddetti, anche tramite esternazioni pubbliche false e tendenziose e atteggiamenti di vittimismo diretti o passivi.

Di fronte al desiderio di portare a galla il sommerso, questo socio ha rimandato tutto al mittente con una lettera di risposta in buona sostanza distante, sia nei contenuti che nei toni, da qualsiasi tentativo di dialogo e confronto.

La distanza

Nostro malgrado prendiamo atto dell’attuale impossibilità di portare avanti un progetto politico sull’etica nelle relazioni con persone che mettono in atto tali comportamenti e, ancor più grave, non lascino il minimo margine di critica offerta dalle proprie compagne e compagni di percorso.

Per questo oggi prendiamo le distanze da questa persona, chiedendone l’allontanamento da ogni nostra attività organizzativa e pubblica, sperando che avvii un percorso di comprensione in altra sede e che in futuro sappia mettersi in discussione costruttivamente. Crediamo nella possibilità di cambiamento e nella politica trasformativa, ma senza chiarezza, spazi sicuri e confini definiti non può esserci agibilità politica. Infine sapendo che i fatti verranno e già vengono distorti, vogliamo ribadire che l’allontanamento non è dovuto a millantate “divergenze” ma a comportamenti di sopraffazione e prevaricazione sia sul piano associativo che personale che riteniamo, a questo punto di consapevolezza maturata insieme, non più ammissibili.

R.Eti coglie questo evento, pur nella sua gravità, come un’occasione di crescita e miglioramento, con lo scopo di offrire un rinnovato approccio organizzativo ai/alle propri/e soci e alle proprie socie.

===== English version =====

Association and awareness

R.eti is an association for the promotion of non-monogamous ethical relationships and at the same time a laboratory where the shared growth experiences help members to understand and build their own realities.

It takes a long time sometimes to gain experience, and it took us that time to become aware of the presence of manipulative, centralizing and patriarchal-style dynamics that risked compromising the freedom and unconditionality of the Association itself. After a long, careful, confronted and shared analysis, conducted with the necessary discretion and delicacy, the Association felt the need to put safe spaces and defined borders in the foreground, without which there cannot be the necessary political viability and social credibility.

This awareness has led to a letter, written and signed by 7 women and a person who is not defined on the basis of gender, asking for a meeting in the assembly of the organizers on the aforementioned behaviors and their implications. Some critical elements brought to the meeting specifically concerned a member of the association.

Criticalities

During this meeting it emerged that these critical elements have been observed and recognized by other people at various levels over the years. We refer to behaviors radically distant from what is publicly professed and from what is stated in the ethical charter of the association. Dynamics of control were found in the specific area of ​​associative life, along with a tendency to centralize and the impossibility to create a delegation mechanism that could facilitate the association’s activities and redistribute responsibilities. At the same time, problems were also mentioned regarding the role of the organizers and the privilege that it tends to build over the participants in the meetings.

Furthermore, criticisms have been made against the idea, submerged but pervasive, that a greater commitment to the association means ownership of the association itself and its resources; also against the tendency to resort to the concepts of ethics and caring as instrumental means to misrepresent ongoing discussions, and finally against behaviors based on male rivalries of a patriarchal nature which, with the simple goal of ego boosting, have actively tried to drag those who did not want to take part into this conflict to pick a side.

The attempt at dialogue

With much regret we realized that the criticisms raised by many people and at various levels acknowledged by the entire assembly, did not met with an intention to dialogue by the other party, but rather a wall of total negation of evidence, a lack of will to confront, preferring instead to leave the association; as well as a reiteration of the aforementioned behaviors, including through false and biased public statements and direct or passive victimization attitudes.

Faced with the desire to bring the undeclared work to the surface, this partner has sent everything back to the sender with a reply letter that is in essence distant, both in content and tone, from any attempt at dialogue and comparison.

The distance

Despite our taking note of the current impossibility of carrying out a political project on ethics in relations with people who implement such behaviors and, even more serious, do not leave the minimum margin of criticism offered by their companions and fellow travelers.

This is why today we are distancing ourselves from this person, asking for them to be removed from all our organizational and public activities, hoping that they will begin a process of understanding elsewhere and that they will be able to constructively question themselves in the future. We believe in the possibility of change and in transformative politics, but without clarity, safe spaces and defined boundaries there can be no political viability. Finally knowing that the facts will come and are already distorted, we want to reiterate that the removal is not due to bragging “divergences” but to oppression and abuse of power both on the associative and personal level that we believe, at this point of awareness matured together, not more eligible.

R.Eti captures this event, despite its gravity, as an opportunity for growth and improvement, with the aim of offering a renewed organizational approach to its own members and members.


AUTHOR: collettivo redazione
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